Che cosa si intende per Dislessia?

La Dislessia è un disturbo che comporta una specifica difficoltà nell’acquisizione delle abilità di lettura, che risulta più lenta e meno accurata di quanto ci si aspetti in base a età e scolarità. Si osserva in bambini con un normale livello intellettivo, tipica esperienza scolastica e d’istruzione, e in assenza di disturbi sensoriali o neurologici (Vicari & Caselli, 2010).
La Dislessia fa parte dei Disturbi Specifici dell’Apprendimento (DSA), insieme a Disgrafia (difficoltà nell’abilità motoria della scrittura), Disortografia (difficoltà ortografica nella scrittura) e Discalculia (difficoltà nel calcolo e ragionamento matematico) (APA, 2014).

Come si manifesta?

 

La Dislessia è un disturbo evolutivo osservabile nei bambini a partire dai primi anni di scuola, quando iniziano ad approcciarsi ai primi compiti scolastici e riscontrano un’inattesa difficoltà nell’acquisizione e automatizzazione della lettura, con la tendenza a leggere in modo lento e poco accurato.
In base alla gravità del disturbo, i bambini compiono errori caratteristici di lettura, quali ad esempio:

  • Omissione di una o più parole all’interno della frase o suoni all’interno della parola
  • Sostituzione di lettere con simile grafia (legge “F” invece di “E”, “N” invece che “M”, “P” invece che “B” o “D”) o suono (“D” invece che “T”)
  • Inversione di suoni all’interno della parola (legge “TIRBUNA” al posto di “TRIBUNA”) o della frase

 

Inoltre, i bambini affetti da dislessia sembrano svolgere tale compito con particolare fatica, spesso senza raggiungere una piena comprensione del testo (Cornoldi, 2007)
La Dislessia può presentarsi da sola, ma spesso si associa ad altri DSA (Discalculia, Disgrafia, Disortografia) e/o disturbi del neurosviluppo (es. ADHD, Disturbi della Comunicazione e del Movimento, Disturbi dello Spettro Autistico) (APA, 2014). Per questo è importante individuare quanto prima campanelli d’allarme che possono facilitare una diagnosi corretta e puntuale.
Alcuni segnali sono:

  1. Un certo ritardo nell’acquisizione del linguaggio orale, con un lessico che risulterà poco vario rispetto a quello dei bambini della stessa età
  2. Scarsa manualità sia fine che globale, come l’essere impacciato nel disegno e nello svolgimento di giochi che richiedono coordinazione occhio-mano
  3. Difficoltà nello svolgimento di compiti complessi che richiedono: la pianificazione, l’organizzazione e l’implementazione di fasi in un certo ordine
  4. Difficoltà nel riconoscimento delle lettere e nell’acquisizione delle regole di conversione segno-suono
  5. Riluttanza a svolgere giochi e attività che in qualche modo coinvolgono “l’uso delle parole scritte”

Come e quando richiedere una diagnosi?

 

In presenza di segnali come quelli di cui sopra, insieme a un’inaspettata lentezza nell’acquisizione di una capacità di lettura fluente, che nonostante il passare del tempo e l’esercizio appare comunque stentata, lenta e con errori persistenti, è necessario rivolgersi a degli esperti.
La diagnosi deve essere effettuata da un’equipe di professionisti pubblici o privati accreditati (neuropsichiatra, psicologo, logopedista), esperti in disturbi dell’apprendimento, i quali redigono un documento che certifica l’eventuale presenza di un disturbo e contiene indicazioni funzionali circa gli interventi possibili.

Per arrivare alla redazione di tale documento i bambini vengono sottoposti a una valutazione approfondita che comprende (Cornoldi & Tressoldi, 2014):

  1. Test di valutazione del livello di intelligenza generale
  2. Test standardizzati che quantificano le capacità di lettura, comprensione del testo, scrittura, calcolo e ragionamento matematico
  3. Test standardizzati che osservano le capacità cognitive generali quali ad esempio la memoria, l’attenzione e le funzioni esecutive

 

La diagnosi di Dislessia può essere fatta a partire dal conseguimento della seconda elementare, allo stesso modo quelle di Disortografia e Disgrafia. Invece, per quanto riguarda la Discalculia, è necessario aver concluso la terza elementare.

Ogni valutazione necessita di essere aggiornata nel passaggio tra un ciclo scolastico e l’altro, al fine di determinare con migliore accuratezza e aggiornare il profilo funzionale del bambino. Per profilo funzionale si intende la descrizione non solo delle caratteristiche delle difficoltà e del disturbo in essere (in questo caso la Dislessia), e/o di eventuali disturbi comorbidità, ma anche dei punti di forza ed elementi di crescita potenziale che è necessario fortificare e valorizzare attraverso interventi mirati (Cornoldi & Tressoldi, 2014).

Cause

 

La Dislessia è un disturbo dell’età evolutiva che deriva da una combinazione di fattori genetici, epigenetici ed ambientali (APA, 2014).

Ci sarebbe un generale accordo circa l’implicazione di alcuni geni (ad es. secondo Darki e coll, 2012 i geni implicati sono DYX1C1, DCDC2 e KIAA03 posizionati sui cromosomi 15q21.1 e 6p22) responsabili della malformazione delle aree cerebrali deputate alla lettura e ad altre funzioni cognitive connesse, che predisporrebbero al disturbo sin dalla nascita. Tuttavia, data l’eterogeneità delle difficoltà riscontrabili nei diversi bambini con Dislessia restano aperte e dibattute diverse ipotesi eziologiche che guardano all’interazione dinamica di questi fattori neurobiologici innati con fattori ambientali (Cornoldi, 2007).

Nonostante non esistano degli studi che definiscano con significativa certezza quali siano le specifiche cause ambientali concorrenti in questo processo eziologico, è possibile individuarne alcune: qualità e quantità degli stimoli linguistici nell’ambiente familiare e provenienza socio-culturale (Peterson & Pennington, 2015), come anche un basso peso alla nascita e/o prematurità, esposizione a fattori psicologici traumatizzanti durante l’infanzia (CC 2011).

Aspetti epidemiologici

 

Gli studi sull’incidenza di genere del disturbo riportano una prevalenza delle diagnosi in soggetti maschi (APA, 2014). Tuttavia, secondo alcuni autori, tale aspetto sarebbe dovuto a una maggiore probabilità dei soggetti maschi di arrivare all’attenzione clinica, perché spesso affetti anche da altri disturbi in comorbidità, come ad esempio l’ADHD (Willcutt & Pennington, 2000).

Allo stesso modo, alcuni studi rilevano una maggiore incidenza di diagnosi di Dislessia in bambini provenienti da gruppi con un basso status socio economico, mentre altri ritengono che vi siano altri sub-fattori (genetici e ambientali), che ricadono con maggiore probabilità negli stessi campioni di provenienza sociale, a giocare un maggiore ruolo (Peterson & Pennington, 2015).

Questo vuol dire che più che il solo status socio economico, avrebbero particolare influenza la presenza in famiglia di altri soggetti con difficoltà di lettura e basso livello intellettivo (fattori genetici) e la qualità e la natura delle interazioni linguistiche nell’ambiente di vita (fattori ambientali).
Rispetto allo specifico scenario nazionale, le ultime rilevazioni ufficiali ci dicono come nell’anno scolastico 2017/2018 gli alunni con Dislessia rappresentavano il 2,1% del numero complessivo degli alunni, qualificandosi come il disturbo più diffuso in tutti gli ordini di scuola. Tale dato è da leggersi considerando che molti soggetti possono avere più di un DSA (MIUR, 2019).

Bibliografia

  1. APA. (2014). Diagnostic and Statistical Manual of Mental Disorders – Fifth ed.
  2. Consensus Conference 3. (2011). Disturbi Specifici dell’apprendimento
  3. Cornoldi, C. (2007). Difficoltà e disturbi dell’apprendimento. Il Mulino
  4. Cornoldi, C., & Tressoldi, P. (2014, Aprile). Linee guida per la diagnosi dei profili di dislessia e disortografia previsti dalla legge 170: Invito a un dibattito. Psicologia clinica dello sviluppo, pp. 75-92
  5. Darki, F., Peyrard-Janvid, M., Matsson, H., Kere, J., & Klingberg, T. (2012). Three dyslexia susceptibility genes, DYX1C1, DCDC2, and KIAA0319, affect temporo-parietal white matter structure. Biological Psychiatry, 671-676
  6. Legge n° 170 “Nuove norme in materia di disturbi specifici di apprendimento in ambito scolastico” (ottobre 8, 2010)
  7. MIUR. (2019). I principali dati relativi agli alunni con DSA a.s. 2017/2018
  8. Peterson, R. L., & Pennington, B. F. (2015, 11). Developmental Dyslexia. Annual Review of Clinical Psychology, pp. 283-307
  9. Vicari, S., & Caselli, M. C. (2010). Neuropsicologia dello sviluppo. Il Mulino
  10. Willcutt, E. G., & Pennington, B. F. (2000). Psychiatric comorbidity in children and adolescents with reading disability. J. Child Psychol. Psychiatry, 41:1039–48
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